Memorie improvvisate

Sei morsi per un perdono

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Sei anni in cui ho regalato ad ogni singolo Undici Luglio qualche parola, molte lacrime, cascate di pensieri. Sono tutti lì, in uno dei quaderni costosi e decorati che mi riportano alla mente il mio atavico legame con l’inchiostro. Dipendenza per i meno attenti.

Ho aperto gli occhi come se non li avessi mai chiusi. Il mio stomaco riconoscerebbe l’aria dell’Undici Luglio anche se fossi sbattuta su un’isola deserta. Un giorno in cui distrarmi, mi ripetevo. Un giorno che voglio passi presto. Un giorno di piena Estate in cui all’improvviso si fa Natale ed io urlo e accuso e sbatto e piango.

Complici questi 30 metri quadrati tutti per me, ho lasciato scorrere le ore, senza cercare accelerazioni. Ho fumato. Ho annusato una sigaretta a lungo. Ho chiuso spesso gli occhi. Ho accarezzato le parole che avevo già scritto; alcune sbiadite. Ho sentito il tempo. Ho contato sei anni in poche ore.

Ho conosciuto chi ha vissuto talmente in fretta da decidere di dire basta. E con lui sono diventata amica di quella rabbia che è poi impotenza, che non è scemata quando era qui e si è fatta gigante quando è andato via. Una stronza che si è presa sei morsi di me fino a sputarne uno. Restituirmene uno che ha il sapore di quando di nascosto mi hai passato le sigarette, insegnato a portare il motorino senza dirlo a mamma; di quando sapevi che riconoscevo quello sguardo stordito e colpevole, ma era un sorriso che mi strappavi.

E’ che, forse, questa smania di vivere forte che mi ha sempre salvata e che mi rende felice e delirante, la considero una riga per me di quel testamento che non hai mai scritto.

Ed è per questo che ti perdono per non avermi lasciato il tempo di augurarti buon viaggio.

E mi perdono per aver nutrito questa sanguisuga fino ad ora.

Ci perdono.

Mi perdono.

Ciao Peppe.

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niente che non va.

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Chiediti: cosa c’è che non va?

Non c’è niente che non va.

Due negazioni affermano ed un niente risolve tutto.

Sono una persona inquieta. E’ questo che non va.

Mi costringo ad insoliti, frequenti mal di testa pur di trovare qualcosa che non va.

Vuoti cosmici rinchiusi in uno stomaco apparentemente piccolo.

 

Sono ingrata  verso questo milione di parole che mi verrebbe da vomitare e che cerco di disciplinare. Sono ingrata verso le immotivate lacrime che mi riempiono gli occhi ed il cervello, fino a farmi sentire sott’acqua.

Ingratitudine.

Non ci avevo mai pensato.

On Air: Fink – Perfect Darkness 

 

 

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Nu elck syn sin.

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Sento i muscoli accartocciarsi. Quella violenza che si fa rumore ogni volta che stritoliamo errori di carta. Li lanciamo via. Se fosse così facile. Io, non faccio mai canestro. Il cuore è un muscolo, vero?

Divoro film per affaticare gli occhi. Devo costringermi a chiuderli, almeno un po’. Strofino sulle palpebre le dita indurite dalle unghie spezzate .

Inspira. Espira.

Faccio a pugni con l’imprudenza.

Prendo la mira. Guardo fisso l’obiettivo della mia rabbia. C’è uno specchio davanti a me.

A letto, cerco quel calore di cui sono stata privata come colpa comanda, finché, d’improvviso, sento la pioggia battere sul quadrato di tetto che dà luce, fastidiosa, ai miei risvegli. Piove.

Corro fuori, dopo aver trascorso incalcolabili spazi temporali in auto, fissando il vuoto, prestando attenzione quasi zero alla musica di sottofondo. Divorando fumo.

Dicevo. Corro fuori.

Tuta, giromaniche. Mi lasco risciacquare d’acqua sporca. Mai quanto me. Piango forte. Rido peggio. Di me. Sono quella che non ha mai fazzoletti in borsa nonostante una propensione innegabile allo smocciolamento.

L’inizio e la fine hanno il sapore di sorsate irresponsabili come me.

Ho vergogna dei miei occhi.  Sento il giudizio. Stanotte mi fa compagnia stoffa che sa di tenerezze andate, che vorrei afferrare forte, trattenere al suono di sussurri dolci e consolatori. Andrà tutto bene.

Sono una che salta sul letto. Ipod al massimo. Learn to fly. Costrizione alla solitudine. Non saltavo sul letto da secoli. Non sentivo di dare volto al mio nome da secoli. Ci sono. Dopo secoli, rieccomi.

Spengo la luce e la stanza si fa amplificatore di quel buio  tra gola e stomaco in cui affoga il respiro.

Inspira. Espira.

Sono quasi le tre. Di nuovo.

On Air: Learn To Fly – Foo Fighters- Rock in 1000.

Perché sono almeno mille le vocine che sento urlare qui dentro.

Run and tell all of the angels
This could take all night
Think I need a devil to help me get things right

Hook me up a new revolution
‘Cause this one is a lie
We sat around laughing and watched the last one die

Now I’m looking to the sky to save me
Looking for a sign of life
Looking for something to help me burn out bright
I’m looking for a complication
Looking ‘cause I’m tired of lying
Make my way back home when I learn to fly high.

I think I’m done nursing the patience
It can wait one night
I’d give it all away if you give me one last try. 

 

 

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